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LA MIA STORIA
…..e passiamo ora alla parte più difficile di questa presentazione: parlare di me, raccontarvi un po’ della mia storia, facendo scorrere i fotogrammi più suggestivi del film della mia vita. Una vita normale vissuta fra vittorie e sconfitte, fra conquiste di anelate vette e delusioni cocenti. Una navigazione fra mari tranquilli ed improvvise tempeste, una rotta imprevista nell’oceano dell’umana esistenza.
Ecco…sono nato…. nella Sicilia Sud-Orientale, a Ragusa, la città che è stata spesso definita da letterati ed artisti, politici ed economisti "l'Altra Sicilia" perchè ha rappresentato e rappresenta un modello positivo di convivenza civile e di coesione sociale che la rendono diversa, e per molti versi migliore, rispetto agli abusati cliche' che connotano l'Isola nella comunicazione prevalente a livello nazionale e internazionale.
E' questo, forse, il principale motivo di un crescente interesse dell'opinione pubblica e dei nuovi flussi turistici per la "Terra Iblea", e specialmente per il Capoluogo, che essendo ormai "patrimonio dell'Umanità" riconosciuto dall'Unesco e "set" privilegiato da non pochi registi cinematografici contemporanei, costituisce esempio di antiche e vive tradizioni rurali (masserie e paesaggio naturale con i muri a secco, le cave e l'albero di carrubo), di archeologia greca (Museo di Kamarina) e di suggestiva architettura barocca (Chiese patrimonio dell'Unesco, Palazzi nobiliari e vicoli di Ragusa Ibla) e ottocentesca (Castello di Donnafugata), di sana e diffusa imprenditoria agricola, artigianale e piccolo industriale, di gastronomia tipica (vini e cibi d'eccellenza) e folklore; ma anche di vivacità culturale, artistica e sportiva, di volontariato attivo e di convivenza pacifica e solidale fra i suoi abitanti.
Ragusa sorprende sempre il turista che desidera conoscere i luoghi e visitare le bellezze di una Citta' dell'estremo meridione d'Italia in cui la qualita' della vita e' alta, che vuole apprezzare scorci caratteristici e panorami dai colori pastello e incontrare l'anima mite della gente che vi abita, arricchendosi di un'esperienza indimenticabile".
A Ragusa ho iniziato i miei studi. Dopo avervi frequentato l’asilo e la Primina presso l’Istituto delle
Suore di Maria Ausiliatrice, ho completato le classi Elementari e quindi le classi della Scuola Media presso l’Istituto Francesco Crispi.Intanto la passione per il giornalismo che mi era stata trasmessa da mio Padre,apprezzato Giornalista Pubblicista del momento,cominciava ad attecchire nel mio animo.. Scrissi il mio primo articolo dal titolo "Studenti e Professori" che fu pubblicato su una prestigiosa rivista a diffusione nazionale "La tecnica della scuola", mentre frequentavo la terza media. Più avanti,sotto la guida di mio Padre ho iniziato a collaborare con importanti quotidiani quali "Il Tempo" di Roma "Il Momento’’ di Napoli, "Il focolare" (diretto da mio Padre stesso) e con altri giornali locali. Ho quindi frequentato il Ginnasio e poi il Liceo Classico "Umberto I" conseguendo la Maturità Classica. Durante gli anni del Liceo, ho lavorato anche con due Istituti di Ricerche di Mercato :il CI.SER. e l’ISTMEDO. I soldini guadagnati con questi e con altri lavoretti comprese le collaborazioni con i giornali mi servivano poi per organizzare le mie piacevoli vacanze estive ed i miei viaggetti in Italia o all’Estero senza gravare sul bilancio familiare. Nel 1962 venni iscritto all’Albo Regionale dei Giornalisti e più tardi, dopo la sua istituzione, all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Durante gli anni del Ginnasio e del Liceo ho praticato con molto successo, l’atletica leggera, diventando ben presto Campione Regionale nelle specialità di corsa veloce sugli 80, 100, 200 metri. A conclusione della mia carriera di atleta dopo aver frequentato un corso speciale per Giudici di atletica, ancora nel 1962 venni nominato giudice effettivo della Federazione Italiana di Atletica leggera. Dopo aver completato gli studi classici, mi sono quindi trasferito a Catania dove ho iniziato a frequentare il corso di laurea in giurisprudenza. Nella città etnea ho continuato a svolgere la mia attività di giornalista che avevo già iniziato, come ho già detto, a Ragusa, lavorando presso la Redazione Siciliana del quotidiano "Il Tempo" di Roma. Durante la mia permanenza a Catania ho frequentato il Centro Sperimentale di Prosa dell’Università, diretto da Pippo Baudo. Dopo tre anni di permanenza nella città etnea mi sono trasferito a Palermo, chiamato a ricoprire l’incarico di Capo Ufficio Diffusione e Redattore presso un nuovo quotidiano il "Telestar" fondato da un personaggio di spicco della imprenditoria siciliana del momento: il Conte Arturo Cassina. A Palermo, presso l’Università di questa città ho proseguito e completato i miei Studi di Giurisprudenza. Purtroppo il "Telestar", soltanto dopo due anni di attività, improvvisamente cessò le pubblicazioni per la conversione del giornale in Azienda Tipografica. Rimasto senza il mio lavoro di giornalista, dopo una breve esperienza presso uno studio legale, esperienza che mi fece capire che la professione di avvocato non mi era congeniale quanto il giornalismo, accettai l’incarico di Responsabile dell’Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni presso un’Azienda Regionale che aveva sede a Siracusa. In questa città, bellissima, sono rimasto e continuo a viverci ora con la mia famiglia! Qui ho continuato a svolgere il mio lavoro di giornalista presso le redazioni di vari giornali e, con l’avvento delle televisioni private, guidando la redazione giornalistica di una di queste emittenti televisive a diffusione regionale. A Siracusa ho fondato anche nel 1970 un settimanale di attualità, arte e cultura dal titolo "Corriere del Sud’’, nello stesso periodo ho diretto l’Agenzia Giornalistica "Tele Radio Stampa". Ho continuato poi a collaborare con il "Tempo" di Roma, con "La Sicilia" di Catania, la "Gazzetta di Siracusa", il "Diario" ed altri periodici locali. Intanto continuavo a collaborare come critico d’arte con la Rivista d’arte, la "Scena Illustrata di Roma’’. Quale Inviato Speciale per vari Giornali ho realizzato diversi servizi giornalistici in Italia ed all’Estero. Ho svolto l’incarico di Corrispondente dalla Sicilia per il quotidiano il "Corriere Canadese" di Toronto e dell’Agenzia Giornalistica "Radio Presse" di Parigi .
Da vero amico degli animali ho fondato a Siracusa il Centro Studi di Ornitologia (C.S.O.), l’Associazione Siracusana Amici degli Animali (A.S.A.D.A.), l’Associazione Felina Siciliana (A.F.S. - FIAF), organizzando varie mostre ornitologiche, manifestazioni protezionistiche ed esposizioni internazionali feline a Siracusa Catania e Messina. Ma di queste attività parlerò più diffusamente nel capitolo dedicato ai miei amici animali.
Nel 1981 ricevetti a Siracusa il Premio Nazionale "Capodieci" per il giornalismo. Nel 1982 mi venne consegnato a Roma, in Campidoglio, il prestigioso Premio Internazionale "C.i.a.c." per il giornalismo televisivo. Nel 1970 venni insignito dell’alta onorificenza di "Benemerito Enal’’ con medaglia d’argento.
Nel 1982, improvvisamente, sulla mia vita si è abbattuto un uragano. Esattamente il 16 Agosto mentre conducevo un telegiornale presso una televisione privata dove io prestavo la mia opera professionale, a causa della luce e del calore intenso di 40 riflettori non schermati (eravamo ancora alla televisione privata pionieristica!) mi provocò una trombosi alla vena centrale dell’occhio destro ed una trombosi al ramo nasale superiore dell’occhio sinistro. Poiché avevo redatto io stesso il testo del telegiornale riuscì a completare la notizia che stavo leggendo e a far cenno al cameramen di sfumare l’immagine evitando così di far assistere i telespettatori ad un dramma in diretta. Venni subito ricoverato in ospedale e dopo qualche settimana di degenza, gli stessi sanitari mi suggerirono di recarmi presso qualche centro specializzato per tentare almeno di salvare i miei occhi evitando danni cerebrali derivanti dall’esplosione dei capillari dei bulbi oculari conseguenziali alla trombosi. Iniziarono per me disperati viaggi della speranza: Milano, Madrid, Losanna, Parigi… A Parigi ed esattamente a Creteil incontrai il professor Coscas, in quel momento un luminare del laser il quale prendendo a cuore il mio caso (commosso soprattutto dalla mia disperazione) mi consigliò di sottopormi con cadenza mensile, ed almeno per un anno, ad interventi di laser terapia che avevano lo scopo di chiudere le decine e decine di capillari dei miei occhi che lasciavano defluire il sangue verso il cervello con danni peggiori ed irreparabili per me. Considerando che il primario della Svizzera aveva già pensato all’asportazione del mio bulbo oculare destro, l’assicurazione del professore Coscas che i miei occhi se pure spenti sarebbero rimasti al loro posto mi sembrò un miracolo e mi sottoposi di buon grado a quella dolorosissima terapia con il laser… che tuttavia ad ogni emanazione di un raggio luminoso chiudeva i capillari bruciando però una porzione delle mie retine. A conclusione degli interventi i miei occhi quasi spenti mi fecero entrare nel mondo della disabilità visiva. Per il colmo della sventura durante uno dei miei viaggi in Francia per sottopormi alle terapie al laser di cui sopra un’altro infortunio diede il colpo di grazia al mio occhio sinistro. Infatti giunto all’aeroporto di Milano mentre mi accingevo a lasciare l’Aerostazione per raggiungere la Stazione Centrale dove sarei salito sul treno Diretto per Parigi, nel sistemare la mia valigia su un carrellino per mezzo di una di quelle cordicelle elastiche che si usano a tale scopo, non vedendo quasi completamente, rilasciai il gancio della cinghia stessa ancor prima di averlo fissato opportunamente nella giusta sede. Il gancio metallico spinto dall’elastico in trazione ritornò indietro come un proiettile colpendo violentemente la lente sinistra dei miei occhiali che si polverizzò in mille frammenti molti dei quali si conficcarono nell’occhio sinistro, quello nel quale mi era rimasta dopo la trombosi bilaterale un minimo di percezione dell’immagine. Ricoverato all’ospedale Maggiore di Milano venni operato d’urgenza per l’estrazione dal mio occhio sinistro di ben 30 frammenti di vetro. Rimasi in ospedale per qualche giorno con i miei occhi bendati per cui anche per mangiare o per qualsiasi altra necessità avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse. E fu così che mi resi conto di cosa volesse significare essere "non vedente". Venni dimesso dopo pochi giorni soltanto perché dovevo recarmi presso un altro Centro Oftalmologico specializzato, quello di Creteil a Parigi dove ero diretto prima dell’incidente all’Aeroporto. Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso della mia disperazione, una disperazione che potrete leggere fra le righe del capitolo "La galleria della vita".
Nel buio della mia vita in quel momento spuntò un tenue raggio di luce. L’incontro a Parigi con una Infermiera Professionale francese che mi è stata molto vicino in quel periodo e che più tardi mi ha raggiunta a Siracusa dove è diventata mia moglie e madre dei miei tre splendidi figli: Fabio Massimo, Giulio e Laura Giovanna.
Tornato a Siracusa, dopo il responso dei Medici secondo i quali i miei occhi erano irrimediabilmente ….spenti (nell’occhio destro dopo gli interventi al laser che ne avevano bruciato la retina mi era rimasta soltanto la percezione della luce e la stessa cosa era accaduta al mio occhio sinistro peggiorato dopo l’incidente dell’Aeroporto ed a causa di una successiva grave forma di Maculopatia !), mi resi conto che la mia vita era stata completamente distrutta dal dramma che mi aveva colpito. Da cieco non ero più in grado di svolgere la mia attività professionale, andai in pensione riconosciuto grande invalido del lavoro dall’INAIL. Per circa due anni sono piombato nella più cupa depressione. Non uscivo più di casa. La voglia di vivere mi aveva abbandonato, non esistevo più, malgrado l’affetto dei miei cari mi sentivo solo, tremendamente solo. Poi un giorno l’incontro con gli amici della Sezione di Siracusa e con il Presidente Regionale dell’Unione Italiana dei Ciechi, Avv. Castronovo, mio compagno d’ Università a Catania, anch’egli cieco assoluto, mi fecero capire che per me poteva esserci ancora un barlume di luce nella mia esistenza. Con l’aiuto delle volontarie dell’UIC che mi accompagnavano ripresi a uscire. Riferendosi alla mia professione di giornalista, il Presidente Bellistrì e il Consiglio Provinciale dell’UIC mi nominarono Addetto Stampa della sezione stessa. L’ASL e l’INAIL mi fornirono gli ausili necessari affinché io potessi riprendere a scrivere anche da non vedente: un computer dotato di sintesi vocale, altri ausili informatici che "leggono" per me qualsiasi scritto, uno speciale telefono fisso, orologi parlanti, calcolatrice parlante, cellulare dotato di una speciale sintesi vocale che me ne consente l’uso e quant’altro mi permette di vivere un’esistenza quasi normale. Ed io ho ricominciato a scrivere, anche con l’aiuto dei miei colleghi giornalisti che hanno ripreso ad ospitare nelle pagine dei loro giornali i miei articoli. E questi articoli ora li dedico tutti al mondo della disabilità di cui ora anch’io faccio parte. Sono diventato portavoce dell’ Unione italiana dei Ciechi, responsabile dell’ufficio stampa e due anni fa sono stato anche eletto Consigliere Provinciale dell’UIC. Apprezzando il mio lavoro e la mia professionalità espressa anche attraverso la mia collaborazione alla Stampa Associativa nazionale, il Prof. Tommaso Daniele Presidente nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi lo scorso anno mi ha nominato coordinatore nazionale degli Addetti Regionali alla Comunicazione dell’UIC.
In tale veste ho redatto su richiesta della stessa presidenza nazionale un progetto sulla comunicazione. Sottolineando poi i problemi e le necessità dei disabili ho voluto nei giorni scorsi redigere un "progetto" sulla moderna assistenza ai pluriminorati, entrambi i progetti sopra citati potete leggerli nel capitolo "I miei progetti…".
Perché ho deciso di pubblicare la mia storia?
Perché penso di poter aiutare qualcuno che, come me, ha avuto la vita sconvolta da un incidente, da una malattia invalidante che improvvisamente lo ha trascinato nel mondo della disabilità.
A queste persone voglio dire che anche per un disabile visivo o motorio c’è un posto importante nella moderna Società. Occorre volerlo, bisogna crederci, con tanta buona volontà e fiducia in se stessi. Occorre avere la forza di "ritagliarsi" il proprio spazio a fianco dei cosiddetti normodotati. A non vergognarsi di aver bisogno degli altri per lavorare, vivere una vita normale, a non arrendersi mai, a ricominciare!
Come ho fatto io, cercando, con tanta forza d’animo ed una incrollabile fede in Dio, di uscire dalla "Galleria della vita" che un destino avverso ha reso per noi ….interminabile.
Salvatore Cimino
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